I ricchi vs democrazia effettiva
Per prima cosa si dovrebbe rivedere il concetto di suffragio universale.
In una democrazia che aspiri all’effettività, i ricchi dovrebbero essere espulsi dal voto e dal “discorso” collettivo.
Uno che ha dimostrato di sapersi fare per bene i cazzi propri è ontologicamente inadatto a “pensare” il bene comune. È oramai ampiamente accertato che nella “psicologia” del ricco insistono elementi di comprovata asocialità che lo rendono inadatto a qualsiasi azione e impegno nell’interesse generale.
Una società sana dovrebbe vedere il ricco (o l’aspirante tale) con una sorta di pietosa indulgenza, quella che si deve agli sventurati o agli ipodotati.
A ben vedere quella dell’accumulazione compulsiva è una vera e propria patologia psichiatrica. Nel regno animale non si hanno esempi di così pervicaci pulsioni neanche nei predatori più famelici. L’unico organismo in qualche modo assimilabile alla tipologia del capitalista è il Tumore; che si nutre del corpo che lo ospita fino alla consunzione terminale. Una malattia spietata, ottusa e autolesionista.
Per questa ragione e in via precauzionale si dovrebbe stabilire una soglia sopra la quale un umano perde i suoi diritti “politici”. Per esempio si potrebbe stabilire che per partecipare alla gestione delle cose comuni una persona non possa avere un reddito superiore alla media delle retribuzioni dell’ 60% più povero del paese. Se proprio ci fosse qualche “ricco illuminato” che avesse la vocazione altruistica al bene degli altri non avrebbe niente altro da fare che alienare i suoi beni fino a raggiungere la soglia indicata.
Ovvio che l’interdizione alla ricchezza dovrebbe valere anche per associazioni ed entità operanti in settori sensibili: salute, alimentazione, comunicazione, scienza, istruzione.
È impensabile infatti che in una società effettivamente democratica la salute possa essere lasciata alle scorribande del capitale speculativo e alle sue logiche asociali. Per il business farmacologico la cura non sarà mai la priorità; piuttosto inseguirà la medicalizzazione “contenitiva” o la cronicizzazione controllata che garantisce nel tempo la continuità del fatturato.
Sarà sempre prevalente il brevetto della molecola rispetto alla ricerca delle procedure per ristabilire gli equilibri biologici. E poi ovviamente sarà sempre prevalente l’investimento, che so, nella ricerca contro la calvizie rispetto a quello per la cura delle malattie rare o di difficile trattamento.
Lo stesso discorso vale per l’alimentazione: lasciare alla industria del cibo il controllo e l’orientamento della “nutrizione” collettiva è come lasciare alla mafia i programmi di recupero dei tossicodipendenti.
Il mondo della comunicazione, vista la delicatezza della sua funzione, dovrebbe essere rigidamente interdetto al potere economico. Consentire l’accesso al sistema mediatico alle oligarchie e in qualche modo lasciare loro il potere di orientare e condizionare “il pubblico” sarebbe una leggerezza imperdonabile e un errore fatale.
La scienza poi se non è libera dal potere economico non potrà mai dispiegare la sua potenza.
L’istruzione infine o è votata alla crescita della comunità e alla condivisione dei saperi o semplicemente non è.
Il capitalismo promuove il potere del danaro; il comunismo promuove il potere della comunità.
può CARMELAbi
https://youtu.be/9gJQjkSvxRY?si=IF5vT...
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A breve pubblicheremo nuovo estratto dal "Lago Artificiale" sul tubo:
"Ameri Cani"
Roba pesante!
Yankee Go Home- Statt’ a Casa
Giorni fa passando avanti a un negozio vegano ho letto un gustoso pannello in cui si spiegava che in quel posto i sionisti non erano ben venuti, per cui si invitava eventuali invasati a scegliere altri negozi per i loro acquisti.
Una bella iniziativa per ricordare a tutti, turisti compresi, il genocidio Palestinese.
Il boicottaggio di Israele è cosa buona e giusta e il silenzio verso i suoi crimini è solo vile e insopportabile complicità.
Ripresa la passeggiata, avevo fatto un centinaio di metri quando un pensiero mi è balenato nel cervello: “Come mai a nessuno è venuto in mente di fare lo stesso boicottaggio anti Sionisti contro gli Ameri Cani?”
In fondo gli Ameri Cani, nell’orrore della mattanza in Palestina, hanno ben più responsabilità degli Israeliani. Se smettessero di appoggiarli il delirio cesserebbe in un quarto d’ora. E poi lo sanno anche i bambini che Israele è l’avamposto del colonialismo a stelle e strisce in medio oriente. Un residuo, il colonialismo, che aspetta di essere sputato nella pattumiera della storia con i suoi promotori e le sue figurine turpi e disturbate.
Te lo immagini un cartello fuori ad un pub in cui compare la scritta: “in questo esercizio è vietato l’ingresso agli Ameri Cani, tutti gli altri animali domestici sono benvenuti”.
Sarebbe anche più facile da fare visto che i turisti Usa sono dappertutto e fargli sentire la pressione del mondo intero sarebbe opportuno assai.
Vedi mai che si calmano un po’!
Boicotta USA e poi rigetta – by BISCA
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della serie: LAMPI AGOSTANI
Una folla folle di senso vuoto avanza ... e sembra quasi marciare.
Ps.: questa cosa scritta risale a 20 anni fa ... accidenti!
BISCA suona
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Letture Agostane : articolo di Carmelabi del Novembre 2023 ... gustoso assai!
L'ITALIETTA in BIANCA & NERA
L’allontanamento di Bianca detta Berlinguer dalla RAI è la più plastica dimostrazione della confusione mentale in cui vive l’Italico Governo Littorio guidato dalla Balilla cucuzzara de Roma, Ursula Wonder Meloni.
Ma come, sei appena entrata armi e bagagli dentro l’azienda della manipolazione mediatica Nazionale, fai e disfai palinsesti a tuo maschio piacimento, collochi zerbini di comprovata fede nazi-onanista e che fai, ti privi della più feroce, acida, subdola promotrice di guerra di tutto il palinsesto?
Ti privi della Berlinguer - il cognome brand più famoso di quella Italia di sinistra ex/forse/un poco e un poco/ senza esagerare/ mai stata comunista/ atlantica/ con l’ombrello NATO ben ficcato dove si conviene/ democratico/ progressista/ per bene/ nostalgico Benigna/ sionista - che si era spesa così tanto senza risparmiarsi, senza ritegno, senza contegno, senza pudore, senza senso, senza consenso, senza fine (tu trascini la nostra vita senza un attimo di respiro per sognare …), si era spesa, dicevo, per piazzare sul mercato mediatico l’indigesta polpetta all’aglio guasto dell’abbraccio bellico con il capuzziello Nazi Slavo Slave Zelen-sky tv e il suo disturbato mentore il Bidet d’oltreoceano, e tu la cacci?
Quella (Bianca, che più bianca non si può nemmeno col candeggio), poverina, si era addirittura portata avanti con il lavoro; preparando il terreno per quella ‘Sino fobia’ che tanto gola fa ai ‘piazzisti di morte col vizietto inNATO ad obbedir tacendo’ e i loro compagni di merende a stelle di Hollywood e strisce di coca. E tu la cacci?
Proprio Lei (buona prima tra i top gun mediatici nostrani) che già da tempo aveva iniziato a spargere palate di merda sulla Cina nella prospettiva di far familiarizzare il suo ‘morbido’ pubblico con la dura realtà di una guerra infinita contro il gigante asiatico, prossimo target del delirio tardo imperiale degli Anglo- Ameri- Cani.
E tu la cacci?
Lei, che astutamente aveva saputo traghettare personaggi improbabili, destri e funesti, dal jet set virtuale più pecoreccio (Briatori, Santacché Cazzi e Mazzi) nella quotidianità coatta dell’audience catodica piccolo borghese, ora viene scaricata senza ritegno.
Lei, che aveva portato il suo lisergico teatrino non sense, popolato di folletti, fatine giallo blu vestite, elfi avvinazzati e Andrea che Dio ce ne scansi e liberi, a livelli di demenza eccelsi e virulenza devastante; la cacci? Gratificandola solamente di un maschio calcio in culo come nella migliore tradizione fascio littoria?
Ripudiata senza rimpianti come una servetta infedele?
Non si fa. E che cazzo.
State tutte sulla stessa barca atlantica, suvvia.
E prima o poi vi rincontrerete sul ponte a scambiarvi conviviali amenità sull’ aggressore e l’aggredito, l’imprenditore e l’impredato, le donne in carriera e quelle in corriera, sul conto corrente e quello dolente, sul botulino, il botuseta e il botufrescolana, sull’acido ialuronico e l’acido gastrico, sul latte alle ginocchia e quello di capra, sulla guerra di principio e la guerra di fatto, sulle armi e le copertine di Vogue e Mauro e Corona e poi e poi e poi … l’importante è eh eh eh è finire.
Il vomito mediatico di Guerra – by CarmelaBi
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Il Pop, ovvero il 'Vuoto mette le ali ’
Sembra di essere tornati al tempo delle Boy Band. Quel glamour farlocco che negli anni 90’ riempiva stadi e palazzetti di adolescenti ululanti e sovraeccitati.
Sold out con la pala.
Il pop mette le ali, per dirla col signor Red Bull.
Oggi è uguale uguale.
Amenità assortite che riempiono stadi e social network. Bimbi ed ex bimbi, accompagnati e non, che spendono cifre impensabili per farsi un selfie con il loro mito, da duecento metri di distanza e prenotazione obbligatoria.
Star che ostentano soldi e successo che neanche i Queen nel loro periodo peggiore (migliore?).
Estetica del danaro come in quei film americani anni novanta con Michael Douglas che fa il figlio di puttana a Wall Street.
La cosa nasce nell’immediato post covid, dove la prolungata astinenza da reclusione forzata aveva creato una domanda esagerata di “socialità purchè sia”. Una cosa veramente abnorme.
Il distanziamento, le regole astruse e i green pass delle prime riaperture a singhiozzo non avevano fatto altro che aumentare questo bisogno di “aria, contatto e convivialità” in un atteggiamento oscillante tra il “finalmente liberi” e “prendiamoci quello che c’è fino a quanto dura …”.
E la macchina spettacolare si è buttata a capofitto nel business.
All’improvviso abbiamo scoperto che la prenotazione obbligatoria era necessaria pure per prendere un caffé sotto casa. Figurati comprare un biglietto per un concerto. Con tanto di diritti di prevendita.
Qualsiasi disgraziato che veniva da oltre oceano o da oltre manica riempiva lo stadio per più giorni di seguito, vedi mai che qualcuno rischi di perdersi l’opera d’arte. A Napoli i Coldplay a 120/170 euro … ma chi cazzo sono ‘sti Gold play? Bah!
Come succedeva negli anni settanta: qualsiasi gruppo anglofono riempiva stadi e palasport con una facilità disarmante, in contrappunto con il deserto delle programmazioni musicali e culturali della quotidianità.
L’evento sporadico che sostituiva una sana routine.
Così la bolla si gonfia.
A giudicare da quello che “si racconta”, in Italia esistono miliardi di fan la cui unica ragione di vita è lavorare come dei pazzi per procurarsi il danaro necessario per poter vedere i loro beniamini dal vivo e riprendere la scena con i cellulari, così da testimoniare alla galassia intera la partecipazione “all’evento”.
San Remo è tornata ad essere la fucina di talenti enormi e di star internazionali che durano giusto il tempo di uno starnuto o di un fuck Putin sparato in mondovisione. Il voltastomaco con relativo rigurgito è diventata la forma più audace di intrattenimento “popolare”. I talent show impazzano con lo spettacolo fesso dei bravi ragazzotti che si sbattono per inseguire l’idiozia di plastica della società dello spettacolo zero punto zero in evidente metastasi comatosa, sperando di raccogliere qualche briciola di visibilità. Il niente con il vuoto attorno che però puzza a bestia come una diarrea a spruzzo nel cesso di un autogrill la settimana di ferragosto.
Fino a quando …
La fine dei trac - BISCA
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IL LAGO ARTIFICIALE su Cronache di Napoli
Ancora un articolo recensione + intervista molto lusinghiero ...
chi lo sente lo apprezza!
non ha prezzo BISCA
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SIAMO in GUERRA
(il post è di un paio di anni fa ma io non saprei trovare parole più ficcanti per descrivere l'oggi ... Gaza a parte)
Cerco di essere il più lineare possibile.
Ci hanno detto che siamo in guerra.
Ce lo hanno dimostrato concretamente con il bombardamento mediatico, con la bolletta energetica e la depressione indotta dalla inflazione a due cifre conseguente alle scelte scellerate dei nostrani ‘avventuristi bellici col culo degli altri’.
Il tributo versato alle mire egemoniche delle gerontocrazie degli Anglo Ameri Cani è spaventoso, e in crescita.
Ognuno di noi grazie al combinato disposto di sanzioni demenziali e inflazione galoppante paga una tassa di guerra semplicemente insostenibile, pari ad un mese e mezzo di lavoro su base annua. Ed è appena l’inizio.
Siamo in guerra e prestiamo servizio lavorativo militarizzato non retribuito per 45 giorni solo considerando l’anno in corso. Tutti ma proprio tutti tutti.
E quelli poveri anche di più. Che il lavoro manca.
Non rischiamo ancora la vita ma vedi che piano piano …
Quindi dire che ci hanno trascinato in guerra, nella loro fottuta guerra contro la Russia, è pacifico (bisticcio di parole assolutamente voluto).
Ma chi ci ha trascinato in guerra?
Al primo posto metterei Draghi, il tecno lacchè dell’apparato economico militare NATO travestito da banchiere super esperto. Al secondo posto c’è scendi-Letta. Il progressista regressista con l’istinto gregario ipertrofico e l’albero genealogico con le palle e gli attributi d’ordinanza. A seguire tutte le altre mezze calze del l’italico teatrino politico, usi ad obbedir tacendo.
Poi ci sono le truppe mediatiche mercenarie che dal primo momento si sono sbizzarrite a bombardare, dalle loro ‘postazioni fortificate’, l’audience inerme (noi tutti in pratica), una popolazione civile intorpidita dal post (?) Covid e sottoposta ad un ulteriore devastante stress emo cognitivo, roba da rimetterci le penne e il senno.
Siamo in guerra è evidente.
E come dicono loro c’è un aggressore e un aggredito.
Solo che nella nostra guerra, quella che ci riguarda, quella che ci hanno inculcato contro ogni ragionevole dubbio, quella che ci hanno imposto contro la volontà della stragrande maggioranza di noi comuni mortali e contro la semplice evidenza dei fatti, noi siamo l’aggredito e gli Stati Uniti, con i suoi serv(in)etti sono l’aggressore.
Noi ripudiamo la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti e loro pianificano provocazioni e guerre per affermare la propria disturbata vetusta arroganza tardo imperiale contro la Russia, per ora, poi sarà il turno della Cina.
Autocrazie le chiamano, che ogni immonda schifezza occidentale ci ha sempre la sua bella invenzione lessicale a legittimarne l’azione.
Semplice semplice.
Grazie alla viltà dei nostri pagliacci di guerra che hanno sdoganato Nazi Onalismi e guerre Atomiche, guerre umanitarie e scannamenti unilaterali, e grazie ai buffoni di corte che promuovono il primato della ‘netflits/democrazia’ a cazzo di cane e il liberismo più sfrenato, ci troviamo proiettati in un vortice, una accelerazione, una prospettiva, un delirio spaventoso e un futuro denso di fosche nubi.
La cosa più incredibile è l’apparente facilità con cui il corpo flaccido dell’opulenza diseguale della società occidentale europea ha accettato la retorica proto fascista del sacrificio, della devozione al capo (ai capi) e della genuflessione ai superiori ideali della razza bianca identificati nell’americanismo inNATO e nel suo auto erotismo disturbato.
I piazzisti di morte impazzano, gli scemi di guerra abboccano e i cantori mediatici gongolano.
E chi sta sotto acchiappa mazzate.
Merde siete solo delle Merde
Ki t’a muort’!
disertori agguerriti by CarmelaBi
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Viva la Censura
Viva la censura, perché significa che si stanno cacando sotto.
Viva la censura, perché l’Europa, soffocata dall’ipocrisia, ha trovato finalmente la forza di mostrare il suo vero volto che è merda sopraffazione e cinismo piccolo borghese. E poi Nazismo e servilismo che quando non è sfacciato “liberal/fascismo compiaciuto” si camuffa da progressismo e fake sinistrismo. Comunque sia è viscida sottomissione atlantica.
Viva la censura perché con essa si rompe definitivamente il patto scellerato della ”compatibilità sistemica sociale” che tanto danno fisico e mentale ha fatto negli ultimi decenni; con la sua astrusa concezione del: “ogni cosa può convivere con l’altra senza distinguo”; non c’è contrapposizione possibile, né conflitto praticabile. I ricchi con i poveri, il giorno e la notte, il rosso e il nero, la democrazia e il capitale, la libertà e la tortura, l’autonomia e la sudditanza, la giustizia e il privilegio, la salute e la speculazione, il pubblico e il privato, la doppia e tripla cittadinanza, il ripudio della guerra nella costituzione più bella del mondo e 120 basi militari USA. Come gli scaffali del supermercato che affiancano una merce all’altra, con il prezzo in bella mostra e l’orario di chiusura evidenziati all’ingresso.
Viva la censura perché così l’arte potrà svegliarsi dal letargo liberista in cui il pensiero debole l’ha ricacciata e sarà costretta ad elaborare nuove strategie di sopravvivenza che sappiano parlare alla propria “parte” e fondamentalmente la spingano a ritrovare, nella contrapposizione col “nemico di classe”, il senso della sua azione e della sua creatività.
Viva la censura perché nessuna complicità può esserci con la “borghesia mediatica”, agente della guerra in conto capitale e portatrice dell’etica di morte e della sopraffazione suprematista bio-fobica.
Viva la censura perché le mie parole non si confonderanno più con l’afasia disturbata e gracchiante del nulla pervasivo che il cicaleccio del mercato sparge con ributtante abbondanza nei circuiti della (in)comunicazione connessa.
Sono flussi diversi che devono tornare ad essere ben separati: pervasivi onnipresenti e compiacenti (?) gli uni, sotterranei e sediziosi i nostri.
Che la necessità aguzza l’ingegno e affila i coltelli.
Affila- CarmelaBi
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Quando la guerra Nato /Russia finirà ...
Il Conflitto simmetrico
Un punto che si tende a sottovalutare nella guerra tra USA e Russia è che si tratta di un conflitto simmetrico, tra potenze e forze dello stesso ordine di grandezza.
Questo, nella percezione comune, costituisce una novità assoluta.
Tutte le ultime guerre neo coloniali infatti sono state nel segno della indiscutibile e totale supremazia USA, della serie ci piace vincere facile e bombardiamo un po’ come cazzo ci pare e piace.
E fondamentalmente, dico e penso tutto ciò che mi passa per la testa, tanto niente e nessuno oserà contraddirmi.
La propaganda di guerra e la borghesia mediatica hanno continuato imperterriti con la loro cialtroneria strategica come se anche questa volta potessero farla franca e non dovessero pagare dazio alcuno.
L’armamentario di idiozie manipolanti e l’imbarazzante repertorio di fetide scemenze si è ripetuto con impressionante nonchalance; come se la Russia fosse un Afghanistan qualsiasi o un Iraq ai minimi termini.
Sentire parlare soggetti adulti, spesso professionalmente accreditati, di aggressore e aggredito, di pale, di calzini di cartone, di micro cip e ciop rubati da vecchi elettrodomestici, di stupri su neonati, di stragi a Bucha, di auto sabotaggi del nord stream, di carri armati di latta e missili di gomma è diventato il nuovo triste standard.
Senza imbarazzo alcuno!
L’idiozia del potere e il potere dell’idiozia!
La propaganda atlantica sin dall’inizio del conflitto, ha seguito impavida lo stesso sordido canovaccio degli scontri precedenti: mostrificazione e ridicolizzazione del nemico e glorificazione dei propri “Eroi democratici” : i Russi sono brutti retrogradi e pure scemi, gli Ucraini invece sono i difensori impavidi dei valori occidentali e del nostro radioso sistema di vita. E sono anche degli appassionati lettori di Kant!
Non dimenticherò mai a tale proposito l’intervista che Bianca Berlinguer fece all’omologa russa Maria Zajarova all’inizio del conflitto, quando era ancora possibile un seppur timido scambio tra i due sistemi mediatici. Bianca in collegamento video con la sua omologa Russa cercava di toglierle continuamente la parola, sfruttando l’opportunità di una traduzione simultanea zoppicante, cercava di imporre alla collega slava ritmo e calendario della discussione. Il suo obiettivo comunicativo era ricevere ‘scuse a prescindere’ dalla giornalista e strapparle una ammissione di colpevolezza sulla direttrice semiotica dell’aggressore e dell’aggredito. In un attimo tutte le zuccherose rappresentazioni sul rispetto dovuto ad una “collega donna come me mamma e moglie” sparì. L’aplomb algido e un tantino distaccato che di solito fa parte del personaggio Bianca in un niente lasciò il posto alla vaiassa che si nasconde dentro ogni donna veramente in carriera.
La Zacharova, certo non sprovvista di strumenti dialettici, denunciava un certo imbarazzato stupore: - ma come tu mi inviti nella tua trasmissione e poi mi abboffi di parole, m’insulti e non mi fai parlare? Incredula per tanta spocchiosa arroganza.
Ma Bianca non arretrava di un passo e la veemenza del suo approccio unita alla scostumatezza fuori ordinanza del suo comportamento svelarono in modo inequivocabile la sua viscerale russofobia e la profonda convinzione della superiorità della nostra democratica razza su qualsiasi altra forma di vita sul pianeta.
Finì con una brusca interruzione del collegamento nel mezzo di una montante rissa mediatica.
Gustosissima!
Il retaggio coloniale e suprematista della “decrepita Europa occidentalizzata” ha pervaso ogni anfratto della comunicazione e della spettacolarizzazione della recente contingenza bellica. L’ufficio marketing ha convertito tutte le sue risorse, dalla normale routine della persuasione commerciale, alla aggressiva baraonda delle armate della propaganda di guerra più ottusa e fobica.
L’effetto è stato una saturazione della emo percezione di massa che ha sortito il solo effetto di stordire e ottundere le società occidentali senza in verità incidere più di tanto (Il 63% degli italiani è convinto che sia la guerra in Ucraina che quella a Gaza siano responsabilità degli USA).
Il resto del mondo invece è restato quasi immune da tali tempeste mediatiche e si è messo a guardare con una certa soddisfazione il collasso di senso e di potere di un Occidente popolato oramai da Zombie, Puffi, Macellai e disturbati Pedo Assassini.
Ora la Russia sta vincendo la guerra e noi Europei ben presto sperimenteremo per la prima volta dal 45 il morso della disillusione e della sconfitta.
Finito il conflitto sul terreno, lo scontro semiotico tra le due potenze avverrà su una base paritaria e lì saranno cazzi. Anche la narrazione post bellica sarà completamente diversa da quella a cui l’occidente bulimico è abituato.
Noi primo mondo Atlantico non siamo attrezzati per una botta di queste dimensioni.
Le consuetudini delle guerre asimmetriche del recente passato hanno creato nella nostra opinione pubblica/privata la convinzione che qualsiasi turpitudine, qualsiasi crimine di guerra fosse gestibile dagli apparati mediatici in modo da non creare troppo danno alla reputazione Occidentale.
Nel passato quello che usciva fuori relativamente ai crimini dell’aggressore Atlantico era poca cosa e quel poco che usciva fuori veniva spacciato come la conferma della democraticità del sistema che attraverso la sua libera e coraggiosa stampa era in grado di mettere un freno ai bassi istinti del potere.
Lo scandalo di Abu Graib in Iraq ad esempio fu un grazioso cadeau dei tenaci ed impavidi giornalisti americani per dimostrare al mondo intero che nonostante tutto gli USA sono sempre capaci di sollevare scomode verità e produrre critica dall’interno e anticorpi all’abuso di potere.
Bello, bravi, benissimo. Ma che succederà quando questo conflitto sarà terminato e le armate mediatiche del nemico (per una volta attrezzate almeno allo stesso livello del mastodonte a stelle e strisce) inizieranno a produrre e veicolare documenti, prove e letture delle infinite turpitudini che una guerra tardo coloniale di questo tipo comporta? Cosa succederà quando diventerà senso comune che il Nord Stream è stato sabotato dagli Ameri cani o che il ricorso sistematico al terrorismo è uno dei tratti caratteristici degli strateghi di morte occidentali? Cosa diranno i professionisti della manipolazione quando i Nazisti allevati dai servizi segreti anglo ameri cani verranno scaraventati sul palcoscenico delle ricostruzioni mediatiche?
Cosa avverrà quando il castello delle menzogne promosse e veicolate dall’elite bellica di casa nostra si schianterà sugli scogli della verità documentata e della miseria galoppante?
Non sarà un bel momento per le figurine politiche e mediatiche che ammorbano questo problematico tempo disturbato dove gli scemi di guerra impazzano e i poeti latitano.
in foto le star a "stelle (cadenti) e strisce (di coca)" mobilitate per la guerra contro la russia e contro di noi.
non USA ma getta - BISCA
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IO SONO PALESTINESE
Ascolta Difendi e Diffondi
Sono quello che sento e sento quello che sono:
Io Sono Palestinese !
Io Sono Palestinese !
Ci piacerebbe che questo pezzo musicale diventasse qualcosa di più di un suono ben calibrato ...
Io Sono Palestinese !
E non ho più voglia di spiegare, convincere, dimostrare.
Ho voglia di affermare, gridare, ribadire, come in un coro da stadio ben riuscito.
Io Sono Palestinese !
Non perché sia giusto, non perché sia nato lì, non perché ho ragione ... semplicemente perché è così.
Io Sono Palestinese !
Viva Palestina Viva
https://youtu.be/DCnPWDnAIrI?si=WHeSc...
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"All’inizio era Biska per testimoniare la passione del gruppo per il suono caraibico poi gli incontri ravvicinati con ambienti mitteleuropei ne accentuarono l’interesse verso un suono metropolitano. Ma qualsiasi genere o definizione starebbero stretti al suono dei Bisca. Un suono che il gruppo ha inseguito e consolidato nella sua tumultuosa e viva esperienza e che di genere, o di “generico” ha ben poco, visto che rivendica ancora e sempre la sua unicità"